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I file 3D per il configuratore: cosa chiedere al tuo studio tecnico

In brevePer un configuratore servono modelli 3D esportati in glTF o GLB, con le coordinate UV e divisi per parti (struttura, cuscini, piedini), più le foto dei materiali non compresse. I file del CAD di produzione di solito ci sono già: vanno solo esportati nel modo giusto.

I file che hai già sono un buon punto di partenza

Quasi ogni produttore ha i modelli 3D dei suoi prodotti: escono dal programma CAD con cui lo studio tecnico disegna e quota i pezzi. Sono preziosi, perché hanno le misure vere. Ma nascono per la produzione, non per un browser, e di solito arrivano con tre difetti: sono pesanti, sono un pezzo unico e non hanno le mappe UV. Nessuno dei tre è grave, se lo si sa dall'inizio.

Il formato: glTF o GLB

Per il web lo standard è glTF, pubblicato dal Khronos Group (si apre in una nuova scheda); il GLB è la sua versione in un file solo. Quasi tutti i programmi di modellazione lo esportano, e se il tuo non lo fa si converte da FBX, OBJ o STEP. Il formato conta meno di quello che c'è dentro.

Le mappe UV, spiegate una volta

Un modello 3D è fatto di punti nello spazio; la foto di un tessuto è un'immagine piatta. La mappa UV dice, per ogni punto del modello, quale punto della foto gli tocca: è il cartamodello del sarto, la superficie aperta in piano. Senza, il programma non sa dove mettere la trama e il prodotto resta di un colore piatto, senza errori né avvisi. È la causa più frequente del «non sembra vero».

Nei CAD di falegnameria le UV non servono, quindi nessuno le ha mai fatte. Quasi sempre però basta una casella al momento dell'esportazione, di solito chiamata «esporta UV» o «coordinate texture». Se non c'è, si generano dopo, con un risultato un po' meno preciso sui raccordi.

Le parti separate

Un modello in un pezzo unico si può rivestire solo tutto insieme. Per scegliere un tessuto per la seduta e un altro per lo schienale, o cambiare i piedini, ogni parte deve essere un oggetto a sé, con un nome chiaro: struttura, cuscini, piedini, braccioli. I nomi contano: il configuratore riconosce le parti proprio da lì.

Le foto dei materiali

Servono le foto originali dei campioni, non quelle del catalogo: le immagini di stampa sono già compresse, e comprimerle di nuovo somma due perdite. Per ogni famiglia di materiale si ricavano più mappe: il colore, il rilievo della trama, la ruvidità. I colori della stessa famiglia condividono il rilievo, quindi trenta colori di un velluto pesano poco più di uno.

Attenzione a non giudicare tutto da un materiale solo: nel nostro lavoro su SOFA3D la mappa del rilievo di un bouclé pesava 693 KB contro i 167 KB di un velluto, perché i riccioli si comprimono male. Ogni famiglia va controllata a sé.

Il peso: dove sta davvero

Un configuratore deve aprirsi in pochi secondi anche dal telefono, quindi modelli e trame vanno compressi. Il peso però quasi mai sta dove si pensa: in un set di arredi che abbiamo misurato c'erano 1,9 MB di geometria contro 0,5 MB di immagini. Prima di comprimere si ispeziona il file, poi si sceglie la ricetta. E si controlla il risultato sull'immagine finale, non sul peso del file: una trama a qualità 50 e una a qualità 90 sono indistinguibili a schermo, mentre il file passa da 781 a 202 KB.

La lista da girare al tuo studio tecnico

  1. Modelli esportati in glTF o GLB (in alternativa FBX o OBJ).
  2. Coordinate UV attive all'esportazione.
  3. Modello diviso per parti, con nomi chiari per ognuna.
  4. Misure reali in centimetri o millimetri, con l'origine coerente tra i moduli che si agganciano.
  5. Foto dei campioni originali, non compresse, una per colore.

Se hai dubbi, mandaci un modello così com'è: in pochi minuti ti diciamo cosa c'è, cosa manca e quanto lavoro serve.

Hai già i modelli 3D dei tuoi prodotti?

Configuratore 3D su misura